Imparare dal passato, la cura attraverso la Storia e la Letteratura

“COVID-19 (acronimo dell’inglese COronaVIrus Disease 19), o malattia respiratoria acuta da SARS-CoV-2 (dall’inglese Severe acute respiratory syndrome coronavirus 2) o più semplicemente malattia da coronavirus 2019, è una malattia infettiva respiratoria causata dal virus denominato SARS-CoV-2 appartenente alla famiglia dei coronavirus. I primi casi sono stati riscontrati durante la pandemia di COVID-19 del 2019-2020.” (fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/COVID-19)

Comunque la si voglia chiamare, questa malattia, oggi giorno, ancora con origini sconosciute, venne identificata per la prima volta nei primi giorni del 2020 dalle autorità sanitarie della città di Wuhan, capitale della provincia di Hubei in Cina. Contando diversi portatori sani, ossia persone asintomatiche che non presentano alcun sintomo, ma che trasmettono comunque la malattia, il numero di contagiati ha raggiunto dei livelli inverosimili. Ad oggi, si contano ben 193.475 casi confermati nel mondo dall’inizio dell’epidemia, di cui 81.151 casi confermati, 3.242 morti e 69.775 guariti in Cina e ben 28.710 persone positive, 2.978 deceduti e 4.025 guariti in Italia. Numeri che fanno riflettere, o che almeno dovrebbero. (fonte dati numerici: http://www.salute.gov.it/portale/home.html)

Ma come è possibile che questa malattia si sia diffusa a macchia di leopardo, con questa velocità e aggressività? Probabilmente, le misure di prevenzione che i governi di tutto il mondo avrebbero dovuto prendere sin dall’inizio non sono state prese e probabilmente la situazione è stata sin da subito trattata con troppa superficialità. Fatto sta che qualcosa non ha funzionato e tutt’ora continua a non funzionare, comprese le quarantene non rispettate e, soprattutto, le persone che non seguono le norme indette dalle istituzioni.

Se fossimo in un passato nemmeno troppo lontano, l’Italia, ad oggi interamente zona rossa, sarebbe circondata da un cordon sanitaire (letteralmente, cordone sanitario) e i nostri cugini europei starebbero al confine per evitare che qualcuno entri nel loro paese.

Questo, accadde nel 1821 quando il duca di Richelieu decise di usare l’esercito per bloccare gli ingressi dalla Spagna, paese in cui, allora, divampava la temibile febbre gialla.

Fu proprio in questo periodo che comparve per la prima volta il termine cordon sanitaire, ma già da secoli si usava “limitare” una zona per evitare contagi ed è proprio dal passato, che dovremmo imparare qualcosa.

In Italia, è certamente nota, anche dal punto di vista letterario, la peste del 1630. L’epidemia è nota anche come peste manzoniana perché venne ampiamente descritta, appunto, da Alessandro Manzoni nel romanzo I promessi sposi e nel saggio storico Storia della colonna infame.

Il contagio fu portato in Lombardia dalla discesa delle truppe tedesche al comando di Albrecht von Wallenstein, che si insinuarono nella Valtellina per poi assediare la città di Mantova. Ne il passaggio dei lanzichenecchi, descritto nei capitoli XXVIII, XXIX e XXX del romanzo I promessi sposi, viene descritto quando tutto ciò avvenne, ossia, nell’autunno del 1629, lasciando dietro una scia di terribili saccheggi e devastazioni.

Le autorità sanitarie di Milano nutrivano, effettivamente, forti timori che il passaggio dei soldati tedeschi potesse diffondere la malattia. Alessandro Tadino, allora membro del Tribunale di Sanità, avvisò il governatore milanese Don Gonzalo Fernandez de Cordoba del rischio incombente sulla città chiedendo provvedimenti di prevenzione, ma l’uomo politico rispose che la discesa delle truppe era dovuta a esigenze belliche che non potevano essere impedite e che bisognava confidare nella divina Provvidenza. A causa della noncuranza del politico, purtroppo, vari casi di peste vennero riscontrati in tutto il territorio percorso dai lanzichenecchi ed il famoso medico Lodovico Settala, che già aveva visto la precedente epidemia del 1576, si occupò di informare il Tribunale di Sanità che la peste si stava diffondendo nel territorio.

Ambrogio Spinola, che nel frattempo aveva sostituito Don Gonzalo Fernandez de Cordoba nella carica di governatore dello Stato, affermò, dopo vari avvertimenti riguardo l’epidemia, testuali parole: le preoccupazioni della guerra erano più pressanti”. Solo pochi giorni dopo, il 18 novembre 1629, vennero celebrate pubbliche feste per la nascita del primogenito di Filippo IV, Re di Spagna, senza alcun timore che il concorso di folla nelle strade potesse facilitare la diffusione del morbo. Manzoni sottolinea come le autorità sanitarie e politiche di Milano mostrassero un’incredibile negligenza nell’applicare le minime misure di prevenzione per evitare che il contagio si propagasse alla città, al punto che le restrizioni furono emanate solamente quando ormai la peste era già entrata a Milano.

Per ordine del Tribunale, finalmente, vennero costretti alla quarantena tutti i malati o le persone sospette, mentre la voce popolare ed il Tribunale stesso accusavano di incompetenza quei medici che si erano adoperati per far fronte all’emergenza. Furono proprio i casi di peste tra le famiglie aristocratiche più in vista di Milano a convincere la popolazione della realtà dell’epidemia, anche se il Tribunale di Sanità inizialmente parlò ancora di “febbri pestilenti” e “aggressive” per non allarmare i cittadini.

Il passato è ciclico ed evidentemente non abbiamo imparato nulla dagli errori già commessi. La letteratura e anche la storia, in questo caso, sono delle risorse che avremmo dovuto “ascoltare”. Anche se tutto si evolve, alla fine torna com’è; c’è come una sorta di “regressione” e si ritorna sempre a compiere gli stessi errori.

Ma dal passato, delle volte, possiamo attingere anche a fatti da cui trarre ispirazione.

Nel 1666, ad esempio, il villaggio inglese di Eyam, un piccolo centro di poche centinaia di abitanti, venne colpito dalla peste bubbonica. Fu proprio questo piccolo villaggio a compiere, forse, l’impresa più eroica e generosa della storia:

Anziché fuggire dal focolaio, gli abitanti di Eyam, decisero tutti di restare, per evitare il diffondersi del contagio. Crearono un perimetro fatto di pietre intorno al paesino e lì rimasero per 14 mesi. Le provviste arrivavano dai villaggi vicini, che lasciavano i viveri sul confine e prendevano in cambio i soldi “disinfettati” con acqua o aceto. Morì l’80% degli abitanti, ma non mossero un passo fuori dal paese. Dei 350 abitanti originari, ne rimasero vivi solo 90.

Nel 1918, invece, nel pieno dell’influenza spagnola, la cittadina di Gunnison, Colorado (USA), si barricò intorno al confine della contea. L’influenza spagnola si era generalmente rivelata troppo contagiosa e rapida per essere contenuta dalle semplici precauzioni o dal cordone sanitario, ma a Gunnison optarono per una dura scelta: chiusero ogni entrata e chi arrivava in città con il treno sapeva che sarebbe stato arrestato immediatamente e messo in quarantena per 5 giorni. Come risultato di queste misure preventive, in due mesi di isolamento, Gunnison non subì nessun decesso per influenza.

Imparare a capire il presente e il futuro attraverso la storia e la letteratura è molto illuminante. Purtroppo, nel nostro paese si hanno troppe analogie col romanzo di Manzoni e sembrerebbe quasi come se la storia si stesse ripetendo. Al contrario, non dovremmo ripetere gli errori commessi in passato, ma imparare da essi, in modo da non commetterne più.

Qui di seguito, altri esempi di come la letteratura possa insegnarci a non ripetere gli stessi errori: https://unitaliaservizi.wordpress.com/2020/03/04/ieri-come-oggi-la-letteratura-insegna-al-tempo-del-coronavirus-come-al-tempo-del-manzoni-e-del-boccaccio/

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